Non è il tempo che determina le scelte e non è l'umore che le muove, è la testa. Solo la testa decide. La testa arma e disarma. Tutte le mattine, quando mi alzo, ripeto a memoria le stesse azioni: sveglia alle otto e zero tre perchè devo entrare nel meccanismo corsa, alle otto è troppo comodo, farei in tempo anche a fare colazione; otto e un quarto sarebbe un delirio, mi ributterei nel letto perchè è immensamente tardi, troppo tardi. Otto e zero tre è perfetto, dieci minuti di bagno, dieci minuti per scegliere e mettere addosso un vestito e ultimi sette minuti per scarpe, cappotto e sciarpa. Alle otto e mezza il cielo di Milano è grigio come in qualunque momento della giornata, ma è operativo. Il traffico è spaventoso, gli occhi assonnati, ma i passi veloci. Il profumo del pane caldo è già sparito da due ore, solo una volta ricordo di averlo sentito. Erano le sei. Quando esco al mattino corro e basta, l'unica cosa che mi innervosisce è il tram che ho appena perso, faccio fatica ad aspettare. Non mi piace fermarmi ad aspettare, ma capita e quello è il primo segnale che la giornata è partita male. Salgo sulla 90 e mi siedo, è sempre stracolma, ma un posto lo trovo, non leggo e non guardo nessuno, non penso e non ascolto nulla, mi concentro sulla strada, scopro semplicemente la stessa identica cosa di tutte le mattine, che le mie giornate sono normali, brutalmente normali, piene di cose, ma tutte normali, emozioni normali, sogni normali, lavoro normale. E allora quando non è del tutto normale sedersi e scrivere, dopo che lo si è fatto per l'intera giornata, quando è tardi, è il momento di farlo. Per non far morire la testa nel letto, la lascio aprire e la svuoto quissù.
Wednesday, January 27, 2010
90. la testa
Non è il tempo che determina le scelte e non è l'umore che le muove, è la testa. Solo la testa decide. La testa arma e disarma. Tutte le mattine, quando mi alzo, ripeto a memoria le stesse azioni: sveglia alle otto e zero tre perchè devo entrare nel meccanismo corsa, alle otto è troppo comodo, farei in tempo anche a fare colazione; otto e un quarto sarebbe un delirio, mi ributterei nel letto perchè è immensamente tardi, troppo tardi. Otto e zero tre è perfetto, dieci minuti di bagno, dieci minuti per scegliere e mettere addosso un vestito e ultimi sette minuti per scarpe, cappotto e sciarpa. Alle otto e mezza il cielo di Milano è grigio come in qualunque momento della giornata, ma è operativo. Il traffico è spaventoso, gli occhi assonnati, ma i passi veloci. Il profumo del pane caldo è già sparito da due ore, solo una volta ricordo di averlo sentito. Erano le sei. Quando esco al mattino corro e basta, l'unica cosa che mi innervosisce è il tram che ho appena perso, faccio fatica ad aspettare. Non mi piace fermarmi ad aspettare, ma capita e quello è il primo segnale che la giornata è partita male. Salgo sulla 90 e mi siedo, è sempre stracolma, ma un posto lo trovo, non leggo e non guardo nessuno, non penso e non ascolto nulla, mi concentro sulla strada, scopro semplicemente la stessa identica cosa di tutte le mattine, che le mie giornate sono normali, brutalmente normali, piene di cose, ma tutte normali, emozioni normali, sogni normali, lavoro normale. E allora quando non è del tutto normale sedersi e scrivere, dopo che lo si è fatto per l'intera giornata, quando è tardi, è il momento di farlo. Per non far morire la testa nel letto, la lascio aprire e la svuoto quissù.
Friday, January 08, 2010
89. T'IMMAGINI

Vasco Rossi
Wednesday, December 09, 2009
88. berlicube
La cosa che mi è piaciuta di più, durante le passeggiate sotto i viali, era la fila di case cubiche, con le finestre tutte uguali, i portoni tutti uguali, i fiocchi di Natale, quando c'erano, tutti uguali. Il freddo faceva respirare e il rumore della barca finta, quella piccola, faceva ridere. Buffo soprattutto l'omone con gli occhiali a goccia, come quelli di Derrik quanto si fiondava nelle case degli assassini. La parete della stanza era tutta azzurra e appesa al centro c'era una finta rete di pesci e girasoli. Faceva caldo e si respirava lo stesso. Dalla finestra sottile si vedeva un interminabile groviglio di rami e foglie che sovrastavano il grande giardino. Un tubo d'acqua arrotolato sulla fontana che non funzionava sembrava un serpente lunghissimo, poi lo scherzo del topo e la maniglia che ruotava da sola. Il cielo grigio, il silenzio intorno e la magia del nord.
Tuesday, November 17, 2009
87. Gentilezza fuori tempo
La Gentilezza è un bene primario.
La parola gentilezza, espressa in tutte le lingue, chindess, amabilidad, prettines, gentilesse, liebenswurdigkeit, gracefulness…, è stata trasmessa via Internet in ogni paese del mondo per comunicare l'azione intrapresa da Nency Brigg, la "Giornata Mondiale della Gentilezza".
In epoca non molto remota, s'insegnavano le buone maniere: darsi il buon giorno e la buona notte, rispondere educatamente, ringraziare per un favore ricevuto, salutare le persone adulte, cedere il passo agli anziani o il posto a sedere alle donne incinte, insomma usare cortesia con tutte le persone in ogni luogo.
Via via che il progresso ha migliorato il tenore di vita della società, i valori fondamentali del vivere civile, come il rispetto e la gentilezza, sono stati sopraffatti dalla maleducazione, dall'arroganza, dall'indifferenza.
Per questo, ogni azione quotidiana, anche la più elementare, è divenuta, oggi, momento di scontro, d'ansia, di rifiuto, d'intolleranza in modo tale da rendere difficili ed esasperati le relazioni. Sociologi e psicologi hanno analizzato le cause di questo cambiamento che in parte noi conosciamo o percepiamo, tuttavia, la situazione di disagio, in cui viviamo, si manifesta in modi che ci lasciano sempre più stupiti e ci fanno credere d'essere impotenti di fronte al male.
La Giornata Mondiale della Gentilezza, dando risalto ad un sentimento e ad un comportamento indispensabili per la convivenza civile, non vuole essere un'inutile e banale celebrazione, bensì un impegno, da parte di tutti i cittadini, a trovare forme individuali, collettive e pubbliche per migliorare i rapporti interpersonali. Basta una parola, un gesto, un comportamento, un servizio espletato con rispetto e gentilezza, avere comprensione e capacità d'ascolto verso gli altri affinché ciascuno di noi possa in ogni ambiente comportarsi gentilmente ed essere disposto ad accogliere l'altro in modo civile, indipendentemente dal colore della pelle, dello stato sociale, delle capacità fisiche e intellettuali.
La gara è aperta a tutti, ogni atto di gentilezza compiuto costantemente da ciascuno di noi, nel proprio ambito operativo, avrà gli stessi effetti dell'influenza: immunizzerà dalla maleducazione e dalla scortesia chi lo compie e contagerà chi lo riceve, così che la gentilezza diventerà il nostro segno distintivo e, forse, potremo anche noi compilare il libro degli atti di gentilezza occasionali.
Thursday, September 24, 2009
86. cuore malesiano
All'inizio il colore e il sapore, dopo un giorno l'asfalto bollente, dopo una notte il cuore curioso, alla luce del sole un sogno d'amore, all'imbrunire il rumore dei piatti, al tramonto appena una lunghissima fila di omini, per cena una foglia di banano, come dessert una macedonia dolcissima, in prima serata il mercato della notte, in seconda serata il cibo per quelli del mercato della notte, in terza serata ancora cibo, notte fonda sempre cibo. C'era un bizzarro personaggio dell'est, mentre abbronzava la sua pelle con le figlie, nudi su una spiaggia corallina, mentre la scimmia giocava incatenata. E poi, a due passi dalla spiaggia, la tartaruga gigantesca e stanca. Il monaco con mille cose in tasca e la coca offerta nel suo tempio, il racconto di un piccolo buddista e le foto che ancora aspetta. Papa e Mama, sempre in piedi e sempre pronti, tranne nei momenti di preghiera, col cartello annunciavano: aspettate fuori stiamo pregando! Il frutto sconosciuto con la puzza d'immondizia e il succo zuccherino che non si immaginava. Neppure un elefante o un serpente abbarbicato, dicevano che era un colibrì, ma poi si scoprì topo. Lo zoom aiuta poco, meglio avvicinarsi, il drago non è un rettile, o forse si. Credevo fosse solo un tentativo disperato di allontanarmi dall'ammorbante rumore cittadino, lo stuoino è cosa preziosa, soprattutto quando ti addentri in territori duri. Il fiume è buono, l'acqua s'intende, bollita ovviamente, ma anche no. Le foglie fanno ombra, proteggono dal sole, proteggono dalla pioggia, anzi dall'acquazzone. L'aborigeno è strano, cammina tra le rapide e brucia lo zainetto, per fortuna c'era il nostro amico e la stringa della tuta. Tutto rimediato, provviste salvate. Il tempo corre tanto, scappa come un matto, non lascia respirare. Muore con il sole. Ma la luna c'è. Monday, July 27, 2009
85. Soffio

Tuesday, May 12, 2009
84. felici intermittenze
Saturday, April 18, 2009
83. Il mio bluuug
Sunday, March 22, 2009
82. tranquilla

Mi fermo, mentre faccio qualunque cosa, guardo in alto e trovo tutto.
Esco di casa, corro per non perdere l'autobus e riesco a salire.
Arrivo al lavoro e mi concentro per non sbagliare, per essere sempre all'altezza e sento un'energia unica.
Torno a casa, mi guardo intorno e penso che nessuno al mondo è fortunato come me.
Amo il mio territorio, amo quella sensazione di crescita, di controllo, amo la libertà di esprimermi, senza compromessi, senza rinunce.
Amo l'edera che ho in casa, anche mentre muore, perchè è bella lo stesso; amo le persone allegre, anche quelle estreme perchè non sarebbero mai cattive; amo il caffè perchè è l'unica vera potenza del mondo, perchè ti sveglia per saltare giù dal letto e iniziare la giornata, perchè ti fa uscire la sera, quando non ne hai voglia, ma poi esci e stai bene per tre giorni!
Amo il cibo etiope perchè è colorato, essenziale e super speziato.
Amo la terra su cui batto i piedi, perchè è la stessa di tutti, non sono sola e posso vivere tranquilla.
Monday, December 22, 2008
81. I sogni non muoiono
Penso solo che una marea di bambini muore di fame e un'altra marea festeggerà il Natale ad ingozzarsi di panettoni. Penso anche che migliaia di uomini sono fuori, al freddo, a spararsi e altre migliaia, sono fuori al freddo, imbottiti come MrRenna, nome d'arte di Babbo Natale, a far finta di sciare. Ecco, il mio sogno è di restare senza panettone, così da poterlo chiedere al mio vicino, chiedere come sta la sua famiglia, ascoltare quello che ha da dire. Sogno di avere sempre una sola necessità davvero importante, quella delle persone, delle loro facce tristi quando non ci sono soldi, delle loro facce allegre quando nasce un figlio. Vorrei non stancarmi mai degli altri, anche quando sono esausta e vivo strane giornate di intolleranza. Sogno di essere sempre cercata, di essere indispensabile, di essere forte per sostenere ogni cosa. Sogno che presto non esista più il "regalo di Natale", a colmare i buchi delle assenze; che non si brindi più, perché è un gesto così stupido! Vorrei che le nuove famiglie avessero un nucleo di almeno sei individui, perché i rapporti siano differenti; vorrei che non ci fossero più manie di controllo e gestione del comportamento umano. Ognuno stia sui suoi passi, con la testa che ha ricevuto in dono dalla natura, con le abitudini che conosce, senza porsi il problema di essere compreso fino in fondo. Il fondo non c'è!
Thursday, October 16, 2008
80. la priorità
Colazione si fa prima di uscire, posso farla anche dopo, ma non è lo stesso. L'amore per se stessi viene prima dell'amore per gli altri; il lavoro viene prima di qualunque cosa, sempre.
Mi aspetto sempre di più che tutti, prima di cominciare la propria giornata, facciano i conti con le proprie priorità, lavorare prima di mangiare; amare prima di morire; lottare per i propri programmi, prima di mettere mano a quelli degli altri. Essere dove serve, lasciando stare le cose inutili. Le cose inutili non esistono. Esiste la frivolezza, il brio, il gusto del nulla, ma prima esistono le persone vere, la loro testa e il loro operato. Vorrei che un'unica grande priorità prendesse il posto di molte stupidaggini su questa terra: l'equilibrio. Voglio essere equilibrio, voglio portare equilibrio, voglio che l'equilibrio venga prima di ogni cosa, per regolarla. Voglio tempo, tempo per continuare a fare le cose sempre molto velocemente e averne ancora per farne altre mille. Voglio il mondo ai piedi della vita, voglio che l'entusiasmo sia l'atteggiamento prioritario del mondo. Subito dopo, l'analisi, dopo ancora, il movimento.
Saturday, September 13, 2008
Monday, July 14, 2008
78. karma, ragazze!
Mi sta capitando troppe volte di sentire che se una ragazza viene violentata o uccisa forse, forse non è tutta colpa del carnefice. Accade che lei se ne vada in giro con la minigonna corta 15 cm e con le calze a rete, potrebbe destare equivoci. Accade anche che lei se ne stia buona in un angolo, che abbia però un particolare sguardo, un sorriso accattivante e il carnefice è li, ricambia lo sguardo, le sorride. Lei ci sta. Accade che lei passeggi con un'amica, poi si dividono perché alle volte sembra che non possa accadere nulla e invece, dopo due passi, si inizi ad aver paura. Accade di restare vicine, in due, in tre, in quattro e dopo due passi, ugualmente ci si spaventi. Le luci per strada sono tenui, oppure sono forti, ma non importa, il carnefice se vuole attacca. Ma qualcosa non quadra, a me non quadra. Non mi quadra che nell'idea comune della gente ci sia una giustificazione al male. La vittima poteva evitare la minigonna, di dividersi dalle amiche, di non ammiccare e di non rispondere ad un sorriso. Non mi quadra il perché. Io sono libera di nascondermi dentro vicoli stretti e bui e di volerci andare da sola; sono libera di vestire come voglio; di sorridere e di guardare; di sedurre addirittura; di attaccarmi ad un uomo perché voglio provare delle emozioni, delle belle emozioni. Sono libera come qualunque uomo sulla terra. Non ferisco nessuno, non uccido, non strangolo, non violento, non picchio, non spavento e da me nessun uomo ha necessità di fuggire e proteggersi. Nessun uomo, neanche uno, neanche il più debole e il più piccolo, neanche quello più stupido e inerme può temermi. Non vale però il contrario. Potrei essere sola, allora, non vittima e basta. Bene, preciso che la prima volta che ho baciato un ragazzo avevo 14 anni, ho scelto di nascondermi, per pudore, per salvaguardare la mia dignità, nonostante oggi mi sembri assurdo. Ero felice e non avrei mai evitato quel momento, per fortuna lui aveva la mia età. Non era pericoloso e d'altronde non lo avrei mai pensato. L'ultima volta che ho baciato un ragazzo è stato su un grosso marciapiede di Roma, erano le due del mattino, dopo aver attraversato la città a passo svelto, tenendoci per mano, con una dolcezza irripetibile e ammirando con gli occhi pieni di emozione le luci dei palazzoni, sempre per fortuna, sto parlando del mio fidanzato e neanche in quel caso avrei mai evitato il momento. Su di lui, non ho alcun dubbio. Mai posta, più che altro. Credo, con tutto il buonsenso possibile, che non esistano momenti a cui poter rinunciare, anche se sono tristi, anche se sono prevedibili di negatività e anche se sono spaventosi. Li ho vissuti e alle volte chiudo gli occhi per riviverli. Momenti cupi, ma importantissimi. Istanti da batticuore, ma profondi come relitti nel mare, li ritrovo sempre uguali, sempre enormi rispetto a me, ma solo miei e tanto basta. La fiducia è l'unica ragione che abbiamo per continuare a vivere. Non si può perdere la fiducia o il desiderio o la curiosità. Trovo, in tutta onestà, che vi sia molto di paradossale nell'accettazione di un atteggiamento discriminatorio e carnefice e nella critica verso un comportamento spontaneo e sincero. Insegnerò ai miei figli a non stare mai attenti, perchè nello stare attenti si perdono tante, tante cose. Non serve alcuna fede, la fede alza i muri e abbatte gli entusiasmi. Insegnerò loro a fidarsi di tutti, anche dei peggiori, il karma farà la sua parte.
Saturday, June 28, 2008
77. Momento, movimento
Sentivo un po la mancanza di questo spazio, la mancanza delle righe libere e colorate delle mie stagioni. Mi sono fatta prendere dagli impegni, dalle cose materiali. A volte non ci si controlla.
Mi sono fatta per un po dimenticare.
La mia giornata quotidiana, nevrotica e spesso priva di confronti, deve fermarsi un attimo e recuperare le pause. Durante le pause escono le paure, le ansie, il coraggio di buttarsi a capofitto ovunque. Le pause rigenerano, mi rigenerano.
Mi rendo conto che la calma è la soluzione. Ma non mi calmo. Mi rendo conto che le aspettative non aiutano. Ma strabordo di illusioni. Mi accorgo che la mia felicità aiuta anche gli altri ad essere felici. Ma non ce la faccio ad essere sempre felice.
So bene che tutto quello che mi gira intorno, gira e basta, senza troppi calcoli e senza troppa casualità. Gira perchè gira. Gira perchè non può restare fermo. Ma non so bene perchè, pur girando io stessa, ho l'impressione costante, costante, costante, di essere sempre sul punto di partenza. Vedo il traguardo, ho mille ruote su cui muovermi, ho sostenitori e sostegni.
Ma non mi muovo.
Wednesday, April 30, 2008
76. se - Kipling
Se riesci a non perdere la testa,
quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;
Se riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;
Se riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
pur non mostrandoti nè troppo buono nè parlando troppo da saggio;
Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta
a trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza dire mai una parola su quello che hai perduto;
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,
tranne la tua volontà che ripete - resisti;
Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;
Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta
SARAI UN UOMO, figlio mio
Rudyard Kipling
Tuesday, April 08, 2008
75. Il viaggio 2

In questa aleatoria e mistica fase della mia vita mi chiedo spesso quale sia il paese più vivibile del mondo. Un po' perchè non ho voglia di trascorrere le mie giornate a pensare a tutto quello che non funziona in Italia e un po' perchè so che l'unico mezzo per farsi andare bene le cose è la reazione e non la rassegnazione. Mi pongo questa domanda e giro il mappamondo, alle volte si ferma sull'oceano e deduco che è il caso di farlo girare di nuovo, per fortuna ho un'altra chance. Giro ancora e poi tac. Guatemala. Più sconcertata di prima, tento di prendere il lato bello. Quanto vorrei che si bloccasse sull'Irlanda e invece niente da fare, neppure al secondo giro. Del Guatemala so poche cose, so di certo che è un paese molto colorato e semplice, quindi potrebbe piacermi, anche se mi sento più amante del caos. Non so. Mi sento molto attratta da New York, ho brividi d'esaltazione al solo pensiero, sono incuriosita dai tombini fumanti della notte e dai topi che attraversano la strada passando da un bidone all'altro. Mi affascina l'idea di un posto in costante movimento, in simbiosi perenne con le sensazioni, gli artisti, i romantici. Mi piace l'eclettismo. Il non essere sempre e comunque la stessa cosa, la stessa identità. Però non sono convinta che sia il luogo giusto per vivere, forse manca di purezza, manca di umiltà, manca di sorrisi e allora capisco che non è la terra per me. Ho poco meno di trent'anni, tra un po' sarò molto grande, sarà sempre più complicato prendere decisioni che cambiano la vita e sarà sempre più disarmante la lucidità con cui si affrontano le scelte. Mi sento già troppo inquadrata, troppo selettiva, meno schietta, più remissiva. Mi sento fuori posto, non mi sento più. Ho come l'impressione di aver perso il treno. Lo vedo, so che se accelerassi il passo potrei ancora raggiungerlo, ma più lo guardo e più mi sfugge. Mi chiedo dove vada, ma è già partito, ancora qualche domanda e finirò per perderlo del tutto.
Tuesday, March 18, 2008
74. il viaggio
Apro il mio cuore e subito un fluido corre verso i miei importanti personaggi, Libaan ovviamente perchè con lui sarò molto tranquilla, mi darà coraggio nei momenti duri e mi farà sentire speciale quando la quotidianità rischia di spegnermi l'animo; l'altro uomo necessario è Nicola, la bestia che mi sprona, la voce forte, le mani che stringono, mi sentirò protetta.
Poi mi guardo intorno e scopro di essere circondata da una marea di oggetti inutili, colorati e di mille dimensioni, ma solo due partiranno con me. Acciuffo al volo un golfino di lana naturale, appartenente a due generazioni, sempre caldo e con l'odore di pecora addosso. Oggetto numero due la mia macchina fotografica, mi servirà per immortalare i nostri sguardi nei giorni felici e avere modo di guardarli nei giorni tristi. Le foto sono importanti, quelle scattate nella mia vita sono più numerose di tutti i giorni che ho, quasi. Ma sono due quelle a cui tengo di più, mia madre nel suo primo giorno di lavoro, semplice come sempre e ordinata, mi terrà compagnia durante la notte, quando gli altri dormiranno; l'altra, la mia casa vuota a Liege, mi ricorderà che dal nulla potrò generare una miriade di idee e realizzarle tutte. Durante il mio viaggio avrò molto tempo da perdere, sarà un viaggio per riflettere, per scoprire, per rendermi conto di quanto sia fondamentale il passaggio da un territorio all'altro, penso che un diario per annotare le mie giornate sia un importante oggetto da passatempo; non ho altri passatempi per la testa, ma ora mi viene in mente che senza i miei occhiali non vedrò un accidente, quindi metterò un passatempo in meno e un oggetto in più. Ad ogni modo porterò con me anche il libro tempestoso di Kahlil Gibran che mi aiuterà a non dimenticare il francese e le sofferenze del mondo; porterò anche l'ultimo della Lessing, un pò di misticismo mi servirà per catturare i sogni quando l'impatto con la realtà mi stancherà. Restano i portafortuna, uno è addosso a me dal 18 novembre 2007, non è importante che dica cosa sia, fondamentale sarà non toglierlo mai; l'altro è un attrezzo artigianale creato da mio padre, non ho mai memorizzato il nome, mi servirà per lasciare messaggi sulle superfici naturali che incontrerò sulla strada, lo sfondo brucierà e sentirò l'odore della materia.
Ora potrei chiudere la mia valigia, salutare il mio mondo e partire, potrei, se voglio posso. Se voglio. Posso. Solo se.
Tuesday, January 08, 2008
73. No Gov
72. la mia città ideale
Un portiere
Una cassetta delle lettere
Una lavatrice
Un bidone della spazzatura
Un albero di fronte
Un cinema all'angolo
Si farebbe il pieno alla macchina e poi giù per la strada principale.
