Wednesday, January 27, 2010

90. la testa

E' tardi, ma quando senti l'ansia che sale, la curiosità di guardare dentro e scoprire cosa salta fuori, quando ti accorgi che il frigo è un elettrodomestico rumoroso solo un istante dopo che sta zitto, allora è il caso di buttarsi, battere le dita sulla tastiera e scrivere, scrivere fino a quando gli occhi non iniziano a corrugarsi, fino a quando la lingua non si secca del tutto, perchè hai la bocca sbarrata dalla concentrazione.
Non è il tempo che determina le scelte e non è l'umore che le muove, è la testa. Solo la testa decide. La testa arma e disarma. Tutte le mattine, quando mi alzo, ripeto a memoria le stesse azioni: sveglia alle otto e zero tre perchè devo entrare nel meccanismo corsa, alle otto è troppo comodo, farei in tempo anche a fare colazione; otto e un quarto sarebbe un delirio, mi ributterei nel letto perchè è immensamente tardi, troppo tardi. Otto e zero tre è perfetto, dieci minuti di bagno, dieci minuti per scegliere e mettere addosso un vestito e ultimi sette minuti per scarpe, cappotto e sciarpa. Alle otto e mezza il cielo di Milano è grigio come in qualunque momento della giornata, ma è operativo. Il traffico è spaventoso, gli occhi assonnati, ma i passi veloci. Il profumo del pane caldo è già sparito da due ore, solo una volta ricordo di averlo sentito. Erano le sei. Quando esco al mattino corro e basta, l'unica cosa che mi innervosisce è il tram che ho appena perso, faccio fatica ad aspettare. Non mi piace fermarmi ad aspettare, ma capita e quello è il primo segnale che la giornata è partita male. Salgo sulla 90 e mi siedo, è sempre stracolma, ma un posto lo trovo, non leggo e non guardo nessuno, non penso e non ascolto nulla, mi concentro sulla strada, scopro semplicemente la stessa identica cosa di tutte le mattine, che le mie giornate sono normali, brutalmente normali, piene di cose, ma tutte normali, emozioni normali, sogni normali, lavoro normale. E allora quando non è del tutto normale sedersi e scrivere, dopo che lo si è fatto per l'intera giornata, quando è tardi, è il momento di farlo. Per non far morire la testa nel letto, la lascio aprire e la svuoto quissù.

Friday, January 08, 2010

89. T'IMMAGINI


T'IMMAGINI la faccia che farebbero se da domani davvero davvero tutti quanti "smettessimo"!! T'IMMAGINI quante famiglie sul lastrico altro che crisi del dollaro questa sì che sarebbe la Crisi del Secolo!!! T'IMMAGINI se fosse sempre Domenica tu fossi sempre libera e se tua madre fosse meno nevrotica!!! A meno che non siate già tutti d'accordo con me che c'è qualcosa che... qualcosa che non va... non so...però...mah! Secondo me qui c'è qualcuno che ha sbagliato mestiere... non voglio mica dire che sia in mala fede...per carità.... pero'...pero' qui qualche cosa non va!!! Fantasie, fantasie che volano libere fantasie che a volte fan ridere fantasie che credono alle favole... T'IMMAGINI la fregatura che han preso quelli che son partiti tutti di corsa, tutti quanti per il Messico... T'IMMAGINI se fosse sempre Domenica tu fossi sempre libera e se tua madre fosse meno nevrotica!!! Fantasie, fantasie che volano libere fantasie che a volte fan ridere fantasie che credono alle favole... ....favole, favole, favole, favole, favole......FA! FA! FAVOLE!!!!!

Vasco Rossi

Wednesday, December 09, 2009

88. berlicube















La cosa che mi è piaciuta di più, durante le passeggiate sotto i viali, era la fila di case cubiche, con le finestre tutte uguali, i portoni tutti uguali, i fiocchi di Natale, quando c'erano, tutti uguali. Il freddo faceva respirare e il rumore della barca finta, quella piccola, faceva ridere. Buffo soprattutto l'omone con gli occhiali a goccia, come quelli di Derrik quanto si fiondava nelle case degli assassini. La parete della stanza era tutta azzurra e appesa al centro c'era una finta rete di pesci e girasoli. Faceva caldo e si respirava lo stesso. Dalla finestra sottile si vedeva un interminabile groviglio di rami e foglie che sovrastavano il grande giardino. Un tubo d'acqua arrotolato sulla fontana che non funzionava sembrava un serpente lunghissimo, poi lo scherzo del topo e la maniglia che ruotava da sola. Il cielo grigio, il silenzio intorno e la magia del nord.

Avevo paura di non riuscire a riprendere fiato, tutto era strepitoso, perfino il soldato di ferro, gigantesco come un frigorifero americano. Avevo voglia di miele e guardando sul tavolo l'ho trovato, poi avrei voluto mordere un pezzo di girella all'uvetta ed era proprio dietro di me. Avevo manie coraggiose e avrei colto il momento su due piedi, ma le regole chiamavano. Dovevo tornare sui passi noiosi, sulla strettoia del passaggio quaotidiano, dovevo riprendere il mio affannoso lavoro, col cuore palpitante dal nervoso, dovevo interrompere il felice intervallo. Non avrei mai fatto un passo indietro, ma sentivo la fugacità, la spia del destino, che rivela le apparenze e muove il disarmo. Sarei rimasta lì, ferma, impigliata all'albero del giardino, quello dal groviglio ininterrotto, con il tubo dell'acqua attorcigliato addosso che mi avrebbe bloccata al suolo. Avrei urlato per vivere il mio freddo continuando a respirare. Poi, avrei chiuso gli occhi, perchè le cose si sentono, si può non guardare. E avrei vissuto con quelli delle case tutte uguali, con le porte tutte uguali e i fiocchi di Natale tutti uguali, io magari senza fiocco.

Tuesday, November 17, 2009

87. Gentilezza fuori tempo

Nonostante i fatti comunicati quotidianamente dagli organi d'informazione, ci sono persone capaci d'operare, ogni giorno, nel rispetto degli altri.

Thursday, September 24, 2009

86. cuore malesiano

All'inizio il colore e il sapore, dopo un giorno l'asfalto bollente, dopo una notte il cuore curioso, alla luce del sole un sogno d'amore, all'imbrunire il rumore dei piatti, al tramonto appena una lunghissima fila di omini, per cena una foglia di banano, come dessert una macedonia dolcissima, in prima serata il mercato della notte, in seconda serata il cibo per quelli del mercato della notte, in terza serata ancora cibo, notte fonda sempre cibo. C'era un bizzarro personaggio dell'est, mentre abbronzava la sua pelle con le figlie, nudi su una spiaggia corallina, mentre la scimmia giocava incatenata. E poi, a due passi dalla spiaggia, la tartaruga gigantesca e stanca. Il monaco con mille cose in tasca e la coca offerta nel suo tempio, il racconto di un piccolo buddista e le foto che ancora aspetta. Papa e Mama, sempre in piedi e sempre pronti, tranne nei momenti di preghiera, col cartello annunciavano: aspettate fuori stiamo pregando! Il frutto sconosciuto con la puzza d'immondizia e il succo zuccherino che non si immaginava. Neppure un elefante o un serpente abbarbicato, dicevano che era un colibrì, ma poi si scoprì topo. Lo zoom aiuta poco, meglio avvicinarsi, il drago non è un rettile, o forse si. Credevo fosse solo un tentativo disperato di allontanarmi dall'ammorbante rumore cittadino, lo stuoino è cosa preziosa, soprattutto quando ti addentri in territori duri. Il fiume è buono, l'acqua s'intende, bollita ovviamente, ma anche no. Le foglie fanno ombra, proteggono dal sole, proteggono dalla pioggia, anzi dall'acquazzone. L'aborigeno è strano, cammina tra le rapide e brucia lo zainetto, per fortuna c'era il nostro amico e la stringa della tuta. Tutto rimediato, provviste salvate. Il tempo corre tanto, scappa come un matto, non lascia respirare. Muore con il sole. Ma la luna c'è.

Monday, July 27, 2009

85. Soffio


Trent'anni di serate sotto le stelle sul terrazzo di casa e a guardare Saturno. Trent'anni di biscotti mordicchiati all'angoletto di casa di zia, per non fare briciole. Pensavo che sarebbero stati anni lunghi, quelli della rincorsa a diventare grandi, quelli in cui ti sembra di fare e strafare, ma sei sempre punto e a capo, sempre ad imparare. E invece è arrivato tutto in un baleno, ho appoggiato appena le labbra sul soffione e tutto è volato via. Penso a quando ero triste, a quando piangevo e mi sembrava tutto irrimediabile. Penso ad un amore che non capivo, alla tenerezza di un bacio che prima mi sembrava banale e che oggi vale una vita. Penso a quante volte credevo di non avere nessuno che mi amasse veramente, mentre ogni cosa prendeva il verso giusto. In mezzo alle onde del mare e alla fatica delle camminate in montagna, pensavo di avere poco respiro, a scuola non respiravo affatto, cresceva l'ansia e la protagonista delle cose serie non aveva più cose serie da dire. Fuori il cuore folle, basta con le stelle. Amavo il freddo e la pioggia, amavo il silenzio, il buio. Nessuno capiva. Nessuno poteva capire. Ora sono forte, ho la vita dalla mia, ho imparato l'amore, a farlo, a donarlo. Ora è tutta un'altra storia. Mi piacciono le cose che fanno bene. Non mi piacciono le cose complicate, sento la leggerezza, penso che la felicità sia tutta dentro di me e da nessuna'altra parte. Mi manca qualcuno, ma sono sensoriale, non cerco la fisicità, non più, non potrei. La materialità e il corpo sono parti complesse e non fanno per me.

Tuesday, May 12, 2009

84. felici intermittenze

Se tutti potessero avere un posto tranquillo per scrivere, se tutti avessero un di cibo per sopravvivere, se tutti riuscissero in qualche modo a prendersi cura degli altri, se tutti sdrammatizzassero le negatività, se tutti imparassero almeno una cosa nuova al giorno, se tutti avessero almeno una cosa da offrire, se tutti sapessero ascoltare anche solo le parole che arrivano più forti, se tutti avessero un fiore da innaffiare, se tutti riuscissero a raccontare la propria vita almeno una volta nella loro vita, se tutti sapessero sorridere in ogni caso, se tutti si sforzassero di capire gli altri senza pretendere di condividerli, se tutti avessero la libertà di fare qualunque cosa senza un capo che dica loro cosa fare, se esistesse in pratica un'anarchia ideale, in cui l'imposizione delle regole sarebbe l'unica cosa da controllare, se ci fosse un modo per far sparire le ingiustizie evitando così di regolamentare gli animi, se tutti capissero il valore effettivo della vita umana, se tutti facessero i conti con i propri limiti e se nessuno facesse i conti con i limiti altrui, se tutti si rispettassero semplicemente in virtù della natura che li accomuna, se ognuno cercasse di trasferire le proprie risorse interiori senza aspettarsi nulla in cambio, se ciascuno con le proprie idee facesse tesoro delle idee non proprie e riuscisse a collocarle nella propria testa come tante piccole lampadine, queste ad intermittenza si accenderebbero e renderebbero questo mondo più felice e logico.

Saturday, April 18, 2009

83. Il mio bluuug

Il corridoio è lunghissimo, sembra quasi che voglia suggerirti un'infinità di cose. La prima è che il mondo è bellissimo, è una sfera non a caso e nella sua rotazione fa in modo che tutti prima o poi cadano e si rialzino. Ti suggerisce che guardare lontano non è sempre fortuito ed imprevedibile, a volte si riesce perfino a tracciare il territorio di conquista e a conquistarlo davvero. Poi ci sono delle porte blu, stesso colore delle pareti e, fatalità, stesso colore della mia stanza, come se, in qualunque posto della terra, ci sia il tuo colore sempre e ti circonda e ti ricorda che sei la stessa, ovunque tu sia. Sempre apprensiva, sempre fugace, sempre vivida e sconvolgibile. L'ingresso è un pò grigio, non ha un aspetto da sogno, ma permette di sognare come pochi ingressi nella vita! E' libero, puoi arrivare come vuoi, conciata male, irriverente, assonnata, con le mani sporche e con le scarpe infangate dalla pioggia; oppure di fretta, sorridente, riposata, serena e solare, puoi entrare sempre. I bagni sono al centro dei corridoi, non sono bellissimi, ma rigorosamente a norma, c'è addirittura la segreteria che sembra una parola comune, ma che non è poi così comune. Insomma è proprio quello che non ho mai sognato perchè non potevo immaginare che tanta semplicità e lavoro fossero così unicamente irresistibili!

Sunday, March 22, 2009

82. tranquilla


Sono felice, entusiasta, sorpresa, fortunata, attratta, libera e forte.
E' così che mi sento, oggi, piena di cose belle da fare, da ascoltare. Ho dentro di me i ricordi, i consigli, la spontaneità, l'irruenza.
Mi fermo, mentre faccio qualunque cosa, guardo in alto e trovo tutto.
Esco di casa, corro per non perdere l'autobus e riesco a salire.
Arrivo al lavoro e mi concentro per non sbagliare, per essere sempre all'altezza e sento un'energia unica.
Torno a casa, mi guardo intorno e penso che nessuno al mondo è fortunato come me.
Amo il mio territorio, amo quella sensazione di crescita, di controllo, amo la libertà di esprimermi, senza compromessi, senza rinunce.
Amo l'edera che ho in casa, anche mentre muore, perchè è bella lo stesso; amo le persone allegre, anche quelle estreme perchè non sarebbero mai cattive; amo il caffè perchè è l'unica vera potenza del mondo, perchè ti sveglia per saltare giù dal letto e iniziare la giornata, perchè ti fa uscire la sera, quando non ne hai voglia, ma poi esci e stai bene per tre giorni!
Amo il cibo etiope perchè è colorato, essenziale e super speziato.
Amo la terra su cui batto i piedi, perchè è la stessa di tutti, non sono sola e posso vivere tranquilla.

Monday, December 22, 2008

81. I sogni non muoiono

In effetti è passato un bel po' di tempo e non ci siamo. Ho lavorato, ho provato ad organizzare il mio tempo per non perdere istanti importanti di lucidità. Ma il mio mondo virtuale è rimasto abbandonato. Ho praticamente deciso di riappropriarmi dei miei sogni, che in tempi buoni risulterebbero banali, ma che in tempi cattivi come questi, sono l'unica forza che ho.
Penso solo che una marea di bambini muore di fame e un'altra marea festeggerà il Natale ad ingozzarsi di panettoni. Penso anche che migliaia di uomini sono fuori, al freddo, a spararsi e altre migliaia, sono fuori al freddo, imbottiti come MrRenna, nome d'arte di Babbo Natale, a far finta di sciare. Ecco, il mio sogno è di restare senza panettone, così da poterlo chiedere al mio vicino, chiedere come sta la sua famiglia, ascoltare quello che ha da dire. Sogno di avere sempre una sola necessità davvero importante, quella delle persone, delle loro facce tristi quando non ci sono soldi, delle loro facce allegre quando nasce un figlio. Vorrei non stancarmi mai degli altri, anche quando sono esausta e vivo strane giornate di intolleranza. Sogno di essere sempre cercata, di essere indispensabile, di essere forte per sostenere ogni cosa. Sogno che presto non esista più il "regalo di Natale", a colmare i buchi delle assenze; che non si brindi più, perché è un gesto così stupido! Vorrei che le nuove famiglie avessero un nucleo di almeno sei individui, perché i rapporti siano differenti; vorrei che non ci fossero più manie di controllo e gestione del comportamento umano. Ognuno stia sui suoi passi, con la testa che ha ricevuto in dono dalla natura, con le abitudini che conosce, senza porsi il problema di essere compreso fino in fondo. Il fondo non c'è!

Thursday, October 16, 2008

80. la priorità

In questi giorni rifletto sulle priorità. Forse è un momento in cui i sogni stentano a realizzarsi, gli obiettivi a raggiungersi. O forse è semplicemente la quotidianità semplice e monotona, la repressione dei miei valori interiori. Non ho più tempo, sembra che le mie cose valgano più delle cose degli altri, che i miei momenti siano più preziosi. Ho le mie priorità. Le mie priorità.
Colazione si fa prima di uscire, posso farla anche dopo, ma non è lo stesso. L'amore per se stessi viene prima dell'amore per gli altri; il lavoro viene prima di qualunque cosa, sempre.
Mi aspetto sempre di più che tutti, prima di cominciare la propria giornata, facciano i conti con le proprie priorità, lavorare prima di mangiare; amare prima di morire; lottare per i propri programmi, prima di mettere mano a quelli degli altri. Essere dove serve, lasciando stare le cose inutili. Le cose inutili non esistono. Esiste la frivolezza, il brio, il gusto del nulla, ma prima esistono le persone vere, la loro testa e il loro operato. Vorrei che un'unica grande priorità prendesse il posto di molte stupidaggini su questa terra: l'equilibrio. Voglio essere equilibrio, voglio portare equilibrio, voglio che l'equilibrio venga prima di ogni cosa, per regolarla. Voglio tempo, tempo per continuare a fare le cose sempre molto velocemente e averne ancora per farne altre mille. Voglio il mondo ai piedi della vita, voglio che l'entusiasmo sia l'atteggiamento prioritario del mondo. Subito dopo, l'analisi, dopo ancora, il movimento.

Saturday, September 13, 2008

79. NEW YORK


Andata:
il 21 settembre 2008
partirò per la Grande Mela.
E mi aspetto miliardi di cose!

Monday, July 14, 2008

78. karma, ragazze!

Mi sta capitando troppe volte di sentire che se una ragazza viene violentata o uccisa forse, forse non è tutta colpa del carnefice. Accade che lei se ne vada in giro con la minigonna corta 15 cm e con le calze a rete, potrebbe destare equivoci. Accade anche che lei se ne stia buona in un angolo, che abbia però un particolare sguardo, un sorriso accattivante e il carnefice è li, ricambia lo sguardo, le sorride. Lei ci sta. Accade che lei passeggi con un'amica, poi si dividono perché alle volte sembra che non possa accadere nulla e invece, dopo due passi, si inizi ad aver paura. Accade di restare vicine, in due, in tre, in quattro e dopo due passi, ugualmente ci si spaventi. Le luci per strada sono tenui, oppure sono forti, ma non importa, il carnefice se vuole attacca. Ma qualcosa non quadra, a me non quadra. Non mi quadra che nell'idea comune della gente ci sia una giustificazione al male. La vittima poteva evitare la minigonna, di dividersi dalle amiche, di non ammiccare e di non rispondere ad un sorriso. Non mi quadra il perché. Io sono libera di nascondermi dentro vicoli stretti e bui e di volerci andare da sola; sono libera di vestire come voglio; di sorridere e di guardare; di sedurre addirittura; di attaccarmi ad un uomo perché voglio provare delle emozioni, delle belle emozioni. Sono libera come qualunque uomo sulla terra. Non ferisco nessuno, non uccido, non strangolo, non violento, non picchio, non spavento e da me nessun uomo ha necessità di fuggire e proteggersi. Nessun uomo, neanche uno, neanche il più debole e il più piccolo, neanche quello più stupido e inerme può temermi. Non vale però il contrario. Potrei essere sola, allora, non vittima e basta. Bene, preciso che la prima volta che ho baciato un ragazzo avevo 14 anni, ho scelto di nascondermi, per pudore, per salvaguardare la mia dignità, nonostante oggi mi sembri assurdo. Ero felice e non avrei mai evitato quel momento, per fortuna lui aveva la mia età. Non era pericoloso e d'altronde non lo avrei mai pensato. L'ultima volta che ho baciato un ragazzo è stato su un grosso marciapiede di Roma, erano le due del mattino, dopo aver attraversato la città a passo svelto, tenendoci per mano, con una dolcezza irripetibile e ammirando con gli occhi pieni di emozione le luci dei palazzoni, sempre per fortuna, sto parlando del mio fidanzato e neanche in quel caso avrei mai evitato il momento. Su di lui, non ho alcun dubbio. Mai posta, più che altro. Credo, con tutto il buonsenso possibile, che non esistano momenti a cui poter rinunciare, anche se sono tristi, anche se sono prevedibili di negatività e anche se sono spaventosi. Li ho vissuti e alle volte chiudo gli occhi per riviverli. Momenti cupi, ma importantissimi. Istanti da batticuore, ma profondi come relitti nel mare, li ritrovo sempre uguali, sempre enormi rispetto a me, ma solo miei e tanto basta. La fiducia è l'unica ragione che abbiamo per continuare a vivere. Non si può perdere la fiducia o il desiderio o la curiosità. Trovo, in tutta onestà, che vi sia molto di paradossale nell'accettazione di un atteggiamento discriminatorio e carnefice e nella critica verso un comportamento spontaneo e sincero. Insegnerò ai miei figli a non stare mai attenti, perchè nello stare attenti si perdono tante, tante cose. Non serve alcuna fede, la fede alza i muri e abbatte gli entusiasmi. Insegnerò loro a fidarsi di tutti, anche dei peggiori, il karma farà la sua parte.

Saturday, June 28, 2008

77. Momento, movimento

Caspita, è proprio passato un sacco di tempo. L'estate, il sole scorrono sempre a velocità supersoniche. Peccato non accada lo stesso con le stagioni fredde e i tempi duri.
Sentivo un po la mancanza di questo spazio, la mancanza delle righe libere e colorate delle mie stagioni. Mi sono fatta prendere dagli impegni, dalle cose materiali. A volte non ci si controlla.
Mi sono fatta per un po dimenticare.
La mia giornata quotidiana, nevrotica e spesso priva di confronti, deve fermarsi un attimo e recuperare le pause. Durante le pause escono le paure, le ansie, il coraggio di buttarsi a capofitto ovunque. Le pause rigenerano, mi rigenerano.
Mi rendo conto che la calma è la soluzione. Ma non mi calmo. Mi rendo conto che le aspettative non aiutano. Ma strabordo di illusioni. Mi accorgo che la mia felicità aiuta anche gli altri ad essere felici. Ma non ce la faccio ad essere sempre felice.
So bene che tutto quello che mi gira intorno, gira e basta, senza troppi calcoli e senza troppa casualità. Gira perchè gira. Gira perchè non può restare fermo. Ma non so bene perchè, pur girando io stessa, ho l'impressione costante, costante, costante, di essere sempre sul punto di partenza. Vedo il traguardo, ho mille ruote su cui muovermi, ho sostenitori e sostegni.
Ma non mi muovo.

Wednesday, April 30, 2008

76. se - Kipling

Se riesci a non perdere la testa,
quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;
Se riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;
Se riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
pur non mostrandoti nè troppo buono nè parlando troppo da saggio;
Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta
a trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza dire mai una parola su quello che hai perduto;
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,
tranne la tua volontà che ripete - resisti;
Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;
Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta
SARAI UN UOMO, figlio mio

Rudyard Kipling

Tuesday, April 08, 2008

75. Il viaggio 2


In questa aleatoria e mistica fase della mia vita mi chiedo spesso quale sia il paese più vivibile del mondo. Un po' perchè non ho voglia di trascorrere le mie giornate a pensare a tutto quello che non funziona in Italia e un po' perchè so che l'unico mezzo per farsi andare bene le cose è la reazione e non la rassegnazione. Mi pongo questa domanda e giro il mappamondo, alle volte si ferma sull'oceano e deduco che è il caso di farlo girare di nuovo, per fortuna ho un'altra chance. Giro ancora e poi tac. Guatemala. Più sconcertata di prima, tento di prendere il lato bello. Quanto vorrei che si bloccasse sull'Irlanda e invece niente da fare, neppure al secondo giro. Del Guatemala so poche cose, so di certo che è un paese molto colorato e semplice, quindi potrebbe piacermi, anche se mi sento più amante del caos. Non so. Mi sento molto attratta da New York, ho brividi d'esaltazione al solo pensiero, sono incuriosita dai tombini fumanti della notte e dai topi che attraversano la strada passando da un bidone all'altro. Mi affascina l'idea di un posto in costante movimento, in simbiosi perenne con le sensazioni, gli artisti, i romantici. Mi piace l'eclettismo. Il non essere sempre e comunque la stessa cosa, la stessa identità. Però non sono convinta che sia il luogo giusto per vivere, forse manca di purezza, manca di umiltà, manca di sorrisi e allora capisco che non è la terra per me. Ho poco meno di trent'anni, tra un po' sarò molto grande, sarà sempre più complicato prendere decisioni che cambiano la vita e sarà sempre più disarmante la lucidità con cui si affrontano le scelte. Mi sento già troppo inquadrata, troppo selettiva, meno schietta, più remissiva. Mi sento fuori posto, non mi sento più. Ho come l'impressione di aver perso il treno. Lo vedo, so che se accelerassi il passo potrei ancora raggiungerlo, ma più lo guardo e più mi sfugge. Mi chiedo dove vada, ma è già partito, ancora qualche domanda e finirò per perderlo del tutto.

Tuesday, March 18, 2008

74. il viaggio

Faccio finta di partire per un lontano, lontanissimo viaggio e posso portare con me due persone, due oggetti, due foto, due passatempi, due libri e due portafortuna. Mi sveglio, ore 7.00, faccio colazione con un lungo caffè e inizio a pensare a cosa infilare nella valigia delle necessità. Mi bagno la faccia con acqua fresca e senza asciugarla la lascio gocciolare per segnare gli spostamenti, bagno, camera, cucina, camera di nuovo.
Apro il mio cuore e subito un fluido corre verso i miei importanti personaggi, Libaan ovviamente perchè con lui sarò molto tranquilla, mi darà coraggio nei momenti duri e mi farà sentire speciale quando la quotidianità rischia di spegnermi l'animo; l'altro uomo necessario è Nicola, la bestia che mi sprona, la voce forte, le mani che stringono, mi sentirò protetta.
Poi mi guardo intorno e scopro di essere circondata da una marea di oggetti inutili, colorati e di mille dimensioni, ma solo due partiranno con me. Acciuffo al volo un golfino di lana naturale, appartenente a due generazioni, sempre caldo e con l'odore di pecora addosso. Oggetto numero due la mia macchina fotografica, mi servirà per immortalare i nostri sguardi nei giorni felici e avere modo di guardarli nei giorni tristi. Le foto sono importanti, quelle scattate nella mia vita sono più numerose di tutti i giorni che ho, quasi. Ma sono due quelle a cui tengo di più, mia madre nel suo primo giorno di lavoro, semplice come sempre e ordinata, mi terrà compagnia durante la notte, quando gli altri dormiranno; l'altra, la mia casa vuota a Liege, mi ricorderà che dal nulla potrò generare una miriade di idee e realizzarle tutte. Durante il mio viaggio avrò molto tempo da perdere, sarà un viaggio per riflettere, per scoprire, per rendermi conto di quanto sia fondamentale il passaggio da un territorio all'altro, penso che un diario per annotare le mie giornate sia un importante oggetto da passatempo; non ho altri passatempi per la testa, ma ora mi viene in mente che senza i miei occhiali non vedrò un accidente, quindi metterò un passatempo in meno e un oggetto in più. Ad ogni modo porterò con me anche il libro tempestoso di Kahlil Gibran che mi aiuterà a non dimenticare il francese e le sofferenze del mondo; porterò anche l'ultimo della Lessing, un pò di misticismo mi servirà per catturare i sogni quando l'impatto con la realtà mi stancherà. Restano i portafortuna, uno è addosso a me dal 18 novembre 2007, non è importante che dica cosa sia, fondamentale sarà non toglierlo mai; l'altro è un attrezzo artigianale creato da mio padre, non ho mai memorizzato il nome, mi servirà per lasciare messaggi sulle superfici naturali che incontrerò sulla strada, lo sfondo brucierà e sentirò l'odore della materia.
Ora potrei chiudere la mia valigia, salutare il mio mondo e partire, potrei, se voglio posso. Se voglio. Posso. Solo se.


Tuesday, January 08, 2008

73. No Gov

Ho riflettuto sulla possibilità di evolversi senza fare e farsi del male. Se penso che c'è qualcuno che prende il mio posto su questa terra mi fa arrabbiare. Non esiste uomo su questa terra che decida veramente da solo. Mi sento compressa come una cialda di caffè. Vorrei dire la mia e farla, ma non posso. Ci sono regole e non posso. Se riuscissi a parlare con tutti, a creare un contatto per trasmettere agli altri il mio pensiero e se gli altri potessero creare con me lo stesso tipo di contatto non servirebbero leggi e non servirebbero troni per vivere bene. Basterebbe parlarsi per non sottostare ad una figura definita superiore solo perché questa ha potere governativo. Non posso credere che la nostra natura sia così buona ad organizzare e così debole ad auto-organizzarsi. Io non ho una vita da gestire, non ho una vita a caso, ho la mia. Non occorrerà qualcuno che la viva per me. Se solo si desse più importanza al rispetto per gli altri e all'intoccabilità del genere umano il mondo sarebbe perfetto. Se solo si tentasse di ragionare autonomamente, senza condizioni, senza imposizioni, senza giudizi, se solo si facesse un passo verso un'indipendenza pura, libera dalle proprie illusioni, semplicemente osservando e difendendo la generale dignità, non solo la propria, ma soprattutto quella di chi osserviamo, avremmo un mondo nostro. Nessuno ha il diritto di puntarci il dito contro e nessuno può stabilire regole. L'idea è di sapersi organizzare e aiutare gli altri ad auto-organizzarsi. Aiutare significa rendersi disponibili a chi chiede aiuto e non imporre il proprio metodo organizzativo a chiunque. Aiutare vuol dire essere presenti dove occorre e non dove occorre secondo noi. Essere disponibili non comporta una presenza totale, ma un modo discreto di relazionarsi a prescindere dal contesto e dalla ricchezza. Non è facile trovare il giusto mezzo, esserci. Resta più facile imporre la propria idea, gridare, gettare la spugna. Ma vivere non è uno spasso, è una grande fortuna e quando le cose accadono per fortuna vanno protette, difese. Nessuno può fare di noi quello che vuole e nessuno può disfarsi di noi. Abbiamo una capacità naturale di esprimerci con le parole e un naturale modo di assemblare e organizzare le idee, ma non riusciamo a staccarci dal modo innaturale di costruire artifici per distruggere gli altri e non riusciamo a superare l'atteggiamento istintivo che ci porta a sentirci superiori, inferiori o uguali. Non servono i paragoni per vivere la vita. Siamo, a gran dispiacere di molti e a mio immenso piacere, tutti esattamente uguali e l'unica cosa che può distinguerci e il nostro atteggiamento più o meno incline all'interazione sociale.

72. la mia città ideale


La mia città ideale dovrebbe essere una sola lunga strada principale senza traverse o parallele che blocchino il traffico. Solo una lunga strada e un senso unico con un solo alto edificio verticale dove vivono tutti con:

Un ascensore
Un portiere
Una cassetta delle lettere
Una lavatrice
Un bidone della spazzatura
Un albero di fronte
Un cinema all'angolo

La strada principale dovrebbe essere molto molto ampia e l'unica cosa che si potrebbe dire quando si incontra qualcuno è : "Ti ho visto nella strada principale oggi".
Si farebbe il pieno alla macchina e poi giù per la strada principale.

Da "La Filosofia di Andy Warhol" di Andy Warhol

Tuesday, December 18, 2007

71. Il grande istinto

Da qualche giorno ho iniziato a pensare che le cose non funzionano per programmi e retroscena, ma per istinto. Come per istinto mi sveglio e mi stropiccio gli occhi, sempre per istinto mi muovo a passi nevrotici per lasciarmi indietro e abbastanza in fretta le cose e i momenti che non mi appartengono, ma che comunque mi circondano e sono parte di questo mondo. Sento che il mio istinto sia forte, sia veloce, sia anche inerme quando sento freddo. In queste sere la neve era bellissima, avevo voglia di imbalsamarmi dietro alla finestra per guardarla scendere, ma tremavo e d'istinto mi imbalsamai davvero, ma in cucina dietro ai fornelli. E' incredibile quanto non si cresca per esperienza, ma per spinta. Tutto quello che credevo non sapessi fare ad un certo punto si è fatto da solo. Anche l'altro pomeriggio, mentre scendevo le scale per andare a lavoro, immaginavo che il restare da sola potesse inasprire il mio cuore e invece lo sta liberando. Sono decisa eppure non so su cosa e non so come andrà a finire la mia storia. Sono pronta, carica come quei topi giocattolo con la chiave sotto la coda che quando la giri partono in quarta, per dove non si sa mai.